mercoledì 4 giugno 2008
Study Box 2008
Postilla: Di nuovo Perugia, sarà un segno?
martedì 3 giugno 2008
Rimandati al 31 agosto
Salvo nuove rettifiche i debiti scolastici vanno colmati entro il 31 agosto. So già che mi aspetta un'estate rovente, di studio e ripetizioni.Cibo etnico nella terra dei babà
Questo l'argomento del Workshow di oggi, alle 15 alle 17, su Radio F2.
lunedì 2 giugno 2008
2 giugno
Il 2 giugno 1946 gli italiani votarono per il referendum più importante della storia d'Italia. Dovendo scegliere se continuare ad essere governati dalla monarchia o essere sovrani scelsero la Repubblica. Con il voto di 12.717.923 italiani e l'Assemblea Costituente è iniziata la nostra storia repubblicana, all'indomani del ventennio fascista e della Seconda Guerra Mondiale. Impossibile dimenticarlo.
sabato 31 maggio 2008
Ciao Lorenzo
Napoli. Cosa, dove e quando
Non ti crucciare, c'è nano. Devi solo trovarlo.
Qualche indizio: è piccolo, è colorato, è attraente, è vivace.
Ti accompagna di giorno e ti diverte la sera.
mercoledì 28 maggio 2008
Convince e colpisce “Il Divo” di Sorrentino
Giulio Andreotti è l’asse gravitazionale della vita politica italiana. Era presente all’Assemblea Costituente, a cui partecipò a soli 29 anni. Classe 1919, Andreotti, ha ricoperto decine di volte la carica di Ministro (Interni, Esteri, Tesoro) e ben sette volte la carica di Presidente del Consiglio, fino a diventare Senatore a vita nel 1991. Una figura misteriosa e imperturbabile che il regista de “Il Divo” Paolo Sorrentino ha voluto rappresentare in 110 minuti di film maestosamente diretto che gli è valso il premio della giuria all’ultimo Festival di Cannes.L’attore protagonista è lo straordinario Toni Servillo, di cui si riconoscono a stento gli occhi sotto la trasformazione operata per renderlo Guilio Andreotti. Quasi tutto il tempo la telecamera è schiacciata su quei tratti riconoscibilissimi, e quanto più preme sul personaggio più lui rimane immobile, perennemente pacato, come se tutto gli scivolasse addosso come la lunga sequela di omicidi e di suicidi che la regia non lascia intendere ma mostra nella sua crudezza.
Il film inizia con un glossario: Brigate Rosse, Democrazia Cristiana, Loggia P2, Moro Aldo e ripercorre i fatti della storia italiana degli ultimi quarant’anni attraverso Andreotti che tiene le fila direttamente o indirettamente di tutto quello che nel paese accade. Accanto a lui Paolo Cirino Pomicino (interpretato da un convincente Carlo Buccirosso), Aldo Moro, Totò Riina, Giuseppe Ciarrapico, ma anche la moglie Livia e la storica segretaria Enea, due figure femminili chiave nella vita del vero statista.
Il ritratto di questo uomo politico è tratteggiato attraverso gesti metodici e reiterati, l’aspirina per il perenne mal di testa, i movimenti delle mani, i passi lenti, le battute ironiche. Solo sulla fine del film emerge l’uomo Andreotti, con un lungo monologo in cui – sconcertante per la figura curva che conosciamo – usa dei toni accesi. “Le reazioni incontrollate ci imbarazzano ma ci confortano perché ci ricordano che siamo umani” questa è la frase emblematica della figura di Andreotti tratteggiata da Sorrentino.
lunedì 26 maggio 2008
Jova al Palamaggiò di Caserta
Ore 21.30, precisissimo Jova appare sul megaschermo dal backstage, saluta, sorride e si racconta. Ha dovuto ricorrere alle iniezioni miracolose di una dottoressa casertana per poter salire sul palco per una distorsione alla caviglia, infatti saltellerà tutto il tempo su e giù con una gamba sola. Da dietro le quinte attacca "Bella" il pubblico si scalda ed è solo l'inizio. Jova sale sul palco con una giacca dai profili luminosi, intorno tutto tutto buio. Stupendo. E' iniziata la festa, "voi sarete il mio antidolorifico magnifico", e i primi pezzi sono tutti tratti da "Safari". Fra le prime anche "A te" l'erede naturale della canzone d'amore d'eccellenza. Molte coppie sugli spalti e gli occhi sono tutti un luccichio.
Jovanotti riesce a coincolgere tutto il pubblico, chi ha un posto a sedere raramente ne approfitta, è coinvolgente, è energico, e non fa sentire nessuno solo anche con la caviglia che - si vedeva - gli faceva un gran male. Si cambia parecchie volte: cappellino da ragazzo fortunato, giacca luminosa, frak sul finale. Tanti cambi anche per le luci e per la scenografia.
Condensati in due ore di spettacolo vent'anni della sua carriera, da Chissà se stai dormendo, all'Ombelico del mondo, da Serenata rap, a Mi fido di te, da Falla girare a Ragazzo fortunato, da Tanto a Penso positivo. E da Safari A te, In orbita, Safari, Fango, Mezzogiorno, Dove ho visto te e Come musica.
Ma c'è anche spazio per un tributo a Napoli da leggere fra le righe, Jova va nel punto più centrale del palco, in mezzo alla folla, prende un foglietto e canta "Terra mia". Tutto un brivido anche adesso a ripensarci. Alla fine, in frak lui e la sua band, dice: "vi voglio bene, mi avete accolto come un fratello e io vi voglio bene. Voi vi aspettate che io vi dica qualcosa [un cartellone durante il concerto diceva "No alla discarica"] io non vi dirò niente, perchè per cambiare per superare le cose ci vuole passione e voi siete maestri di passione, ed io non vi devo dire niente".
Che dire Jova cittadino onorario di Napoli, della Campania. Il safari Tour inoltre, in collaborazione con Eni e AzzeraCO2 è a zero emissioni, saranno piantati oltre 2.500 alberi in tutta Italia.
Anche noi ti vogliamo bene Jova!
Ps Per le foto attendo che Antonio a cui ho regalato i biglietti me le mandi. Nel frattempo potete leggere anche quanto sono entusiasti del concerto lui, e Gennaro. Miei compagni di viaggio in questa bellissima serata.
sabato 24 maggio 2008
Ore 13, 24 maggio, Marano
Le camionette della polizia hanno leggermente arretrato.
Un albero è stato abbattuto. L'autobus che ieri sera occludeva il passaggio verso la Cupa dei Cani è stato tolto.
Sul modo con cui la televisione continua a parlare delle cose che qui accadono ci sarebbe da discutere a lungo. Studio aperto ha fatto vedere una giornalista ai bordi di una strada libera che ha chiamato "Chiaiano".
Tutti indisciminatamente sui Tg nazionali continuano a chiamare Chiaiano questa rotonda "Rosa dei Venti" dove infuria la protesta, che è Marano al confine con Mugnano. Tant'è che il sindaco di Chiaiano qui non si è visto e sono stati intervistati i sindaci
M.Sans.
Ore 11.00, 24 maggio 2008
Faccia a faccia con i militari del presidio di Marano
Il blocco è imponente a dimostrare che lo "Stato c'è". Una ventina di poliziotti nella strada che porta alla "Rosa dei Venti" di Marano, quattro camionette di traverso occludono il passaggio. Chi è in là è in "piazza" chi è al di qua non può arrivarci e viceversa.
Il tono di questi poliziotti è giustamente autoritario, sbarrano la strada. Il loro equipaggiamento non l'ho mai visto da vicino, fa molto assetto da stadio. Davanti a me ce ne sono per la precisione due, uno navigato ma la fisionomia del buon padre di famiglia, l'altro è un ragazzo più giovane con la faccia pulita. E' soprattutto in lui che si vede il disagio dall'inizio.
A mano a mano un piccolo gruppo affolla quell'entrata che presidiano e inizia il chiacchiereccio. Passano i minuti, le ore, il piccolo gruppo si assottiglia, gli argomenti sono la politica, lo Stato, la raccolta differenziata che non parte, ognuno dice la sua e a volte gli animi si scaldano in questa serata così fredda. Sandro Ruotolo va via con il suo staff, sono le 23.30.
Rimaniamo solo noi, mio padre, mia madre e i due poliziotti. Il poliziotto giovane racconta della Cecenia, quello maturo del suo stipendio da fame. Non vorrebbero stare da quella parte della barricata ma non è pensabile neanche una totale anarchia o il blocco delle strade così come va avanti da settimane. E' inevitabile pensare anche a quanto sia duro per loro tutto questo.
Oltre il cordone si alternano al microfono diverse persone su questo "Titanic" diventato un palco.
La notte scende, il freddo pure. L'unica concretezza è che la situazione è molto grave, per tutti.
M.Sans.
venerdì 23 maggio 2008
Guerra Civile anti-discarica a Chiaiano
Riusciamo ad arginare il primo blocco, siamo del posto e conosciamo un piccolo vialetto sterrato che bypassa il Bivio di Mugnano chiuso. Siamo più vicini al sit-in adesso. Scavalchiamo un cancello e ci troviamo al di là di quella che è stata battezzata “piazza”. Non lo è e non lo è mai stata, questa rotonda era chiamata il “Titanic” adesso sarà ribattezzata. Centinaia di persone la riempiono.
Un autobus è stato messo di traverso all’imbocco del Poggio Vallesana, dove da settimane c’è il presidio anti-discarica. La folla prosegue a perdita d’occhio verso il Corso di Marano, riempie gli spazi lasciati liberi dalla rotonda e si ferma troncata da un cordone di Poliziotti, Guardie di Finanza e Carabinieri. Questi sono più giovani del primo troncone, forse vorrebbero essere al di là della barricata, rimangono immobili. Cittadini e cittadini, separati da scudi e manganelli.
Il capopopolo è giovane ha un foulard colorato al collo, urla con il megafono di stare seduti. Qualcuno si sente male e cercano di fargli spazio, le guardie non arretrano e la tensione sale. Dopo un po’ – un po’ troppo – arriva l’ambulanza e le camionette sono costrette ad arretrare per farla passare. I manifestanti fanno passare le donne avanti, a loro il compito di fare da prima barriera.
Quelle madri possiamo star certi che da lì non si schioderanno.
M.Sans.
giovedì 22 maggio 2008
E' finito l'anno scolastico
mercoledì 21 maggio 2008
Barricate che non fanno rumore
Eppure da una settimana il bivio è transennato in lungo e in largo da cassonetti rovesciati, scie di rifiuti e striscioni fatti con lenzuola bianche. Qui e lì spunta sfacciato qualche divieto d’accesso.
Una processione silenziosa si muove lenta ai due lati della grande arteria – Santa Maria a Cubito – che collega la periferia con la metropolitana Collinare. Ci si rassegna in breve anche ad arrivare a piedi alla metro per andare a scuola o a lavorare in questa città, anche se dista un km. O a dover macinare km in più in macchina per arginare questo enorme ostacolo. Nessun autobus delle linee 162, 163, 164 e 165, può valicare la maleodorante barricata e quindi ci si arrangia. Tutto frutto della montante protesta contro la “Mega-discarica” nelle Cave di Chiaiano. E più cresce la protesta più su di essa cade il silenzio. Silenzio dei governanti, silenzio dei media, silenzio di chi s’incammina per non litigare con gli uomini dei presidi. E mi chiedo a che cosa serve che la stazione di Chiaiano della metro sia blindata dalle camionette della polizia, se tutto lo scempio e il disordine me lo sono lasciata alle spalle non più di
Uno striscione accoglie chi arriva da Napoli “Mugnano resiste” mentre un bambino sul cartellone pubblicitario fa la faccia sorpresa e sbigottita.
M.Sans.

