Se ci si ferma a leggere un giornale sul divanetto di una discoteca, qualcosa vorrà pur dire.
Grazie a tutti quelli che hanno partecipato.
Ps non so perchè ma è tutto sottolineato.
NAPOLI - Possiamo , esagerando, chiamarla anche la guerra delle agende della movida: sono le free press che mese per mese segnalano tutto, o quasi, sulla vita notturna napoletana e campana. Concerti, locali, dj set, mostre d'arte, mondanità, vip e semivip, finisce tutto nero su bianco, con foto e infografica accattivanti. L'ultimo nato sul Golfo si chiama «Nano», immaginiamo per il formato ultratascabile, freepress edita da Eterea e diretta da Antonio Benforte. Il primo numero è stato presentato giovedì 12.
Nano diventa ufficialmente concorrente numero uno della più gettonata freepress del settore, «Zero», diffusa in tutta Italia. Oltre a Benforte, della redazione di Nano, reduce dall'esperienza di "Alternapoli", è formata da due caporedattori, Noemi Cerrone e Danilo Ausiello e quindici collaboratori sguinzagliati al setaccio di news sulla nightlife partenopea, a volte ricca di appuntamenti, a volte grigia e ripetitiva. È iniziata la sfida, insomma, che sarà soprattuto corsa contro il tempo per l'aggiornamentio delle informazioni. Chi riuscirà a mandare in stampa il giornale per ultimo godrà, forse, di maggior precisione nell'indicazione degli appuntamenti (improvvisi e improvvidi cambi di location, di date, di artisti, sono sempre in agguato e avere un giorno in più per correggere imperfezioni fa comodo, ecc.).
Lo staff di Nano assicura: «Rispetto alla concorrenza proveremo ad evitare una certa ridondanza negli eventi indicati settimana per settimana, cercando di offrire un "quadro" quanto più possibile vario, dal live set alla Casa della musica alla sagra di paese più folk». E una rubrica sarà dedicata anche allo sport curata da Michele Pilla. Dove trovare la frepress? «Per ora viene distribuito a Napoli, al centro storico, al Vomero, Miseno, Pozzuoli e Bagnoli».
al. ch.
13 giugno 2008
Simona mi comunica e sono ben contenta di girare quest'informazione, peccato non poter esserci.
Salvo nuove rettifiche i debiti scolastici vanno colmati entro il 31 agosto. So già che mi aspetta un'estate rovente, di studio e ripetizioni.
Giulio Andreotti è l’asse gravitazionale della vita politica italiana. Era presente all’Assemblea Costituente, a cui partecipò a soli 29 anni. Classe 1919, Andreotti, ha ricoperto decine di volte la carica di Ministro (Interni, Esteri, Tesoro) e ben sette volte la carica di Presidente del Consiglio, fino a diventare Senatore a vita nel 1991. Una figura misteriosa e imperturbabile che il regista de “Il Divo” Paolo Sorrentino ha voluto rappresentare in 110 minuti di film maestosamente diretto che gli è valso il premio della giuria all’ultimo Festival di Cannes.L’attore protagonista è lo straordinario Toni Servillo, di cui si riconoscono a stento gli occhi sotto la trasformazione operata per renderlo Guilio Andreotti. Quasi tutto il tempo la telecamera è schiacciata su quei tratti riconoscibilissimi, e quanto più preme sul personaggio più lui rimane immobile, perennemente pacato, come se tutto gli scivolasse addosso come la lunga sequela di omicidi e di suicidi che la regia non lascia intendere ma mostra nella sua crudezza.
Il film inizia con un glossario: Brigate Rosse, Democrazia Cristiana, Loggia P2, Moro Aldo e ripercorre i fatti della storia italiana degli ultimi quarant’anni attraverso Andreotti che tiene le fila direttamente o indirettamente di tutto quello che nel paese accade. Accanto a lui Paolo Cirino Pomicino (interpretato da un convincente Carlo Buccirosso), Aldo Moro, Totò Riina, Giuseppe Ciarrapico, ma anche la moglie Livia e la storica segretaria Enea, due figure femminili chiave nella vita del vero statista.
Il ritratto di questo uomo politico è tratteggiato attraverso gesti metodici e reiterati, l’aspirina per il perenne mal di testa, i movimenti delle mani, i passi lenti, le battute ironiche. Solo sulla fine del film emerge l’uomo Andreotti, con un lungo monologo in cui – sconcertante per la figura curva che conosciamo – usa dei toni accesi. “Le reazioni incontrollate ci imbarazzano ma ci confortano perché ci ricordano che siamo umani” questa è la frase emblematica della figura di Andreotti tratteggiata da Sorrentino.