Di Lorella Zanardo e Marco Malti Chindemi.
E' quella che viene proposta in tv l'immagine femminile? Arriviamo addirittura a "guardarci con gli occhi degli uomini" deturpando con rigonfiamenti vari il nostro corpo senza mai accettarci davvero.
E' stata la regina delle soap, sopravvissuta al passaggio dalla radio alla televisione, in onda da 72 anni e sta per chiudere i battenti.La sala del cinema-teatro comunale "G. Siani" era gremita ieri sera, come ad una prima. A riempirla un pubblico trasversale mobilitato dalla proiezione di "Fortapàsc", il film di Marco Risi sulle ultime settimane del giornalista Giancarlo Siani, ucciso dalla camorra il 23 settembre del 1985.
Una proiezione carica di significato, perchè il film visto già come tributo , è stato proiettato gratuitamente nel cinema comunale di Marano intitolato a lui e nella città dei mandanti del suo assassinio.
Giancarlo era corrispondente de Il Mattino di Napoli da Torre Annunziata, aspirava a fare il giornalista, non lo era ancora, era un abusivo. E lui voleva fare il “giornalista-giornalista” non il “giornalista-impiegato”, riprendendo le battute del film. Venne freddato la sera del 23 settembre sotto casa sua al Vomero con dieci colpi di pistola, aveva ventisei anni. Ma aveva la consapevolezza del ruolo di chi può mettere al corrente le persone di ciò che realmente succede. Sapeva la differenza fra giusto e sbagliato, anche se la prima strada da percorrere è infinitamente più difficile alle volte, della seconda.
Marco Risi lo dipinge proprio così in questa pellicola, nella sua sconcertante semplicità: una biro e un taccuino, tante domande e suole delle scarpe consumate. La sua storia personale, a tratti anche troppo romanzata, si incrocia con quella dei protagonisti della camorra, rappresentati secondo l’iconografia classica post-gomorra. Le ultime battute del film sottolineano come ci siano voluti 12 anni di indagini e 3 pentiti per assicurare alla giustizia gli assassini di Giancarlo Siani.
Sia per la vicinanza affettiva e geografica dei luoghi dove si svolgono i fatti che per il mestiere di Giancarlo, sin dall'inizio della pellicola sono stata presa da una sorta di nausea. Un rigetto per tutto quello che il film-realtà mi stava buttando in faccia. Sullo schermo c'era ancora una volta una Napoli orribile, irrecuperabile.
La sceneggiatura particolareggiata mi ha fatto venire in mente un sacco di domande, alcuni espedienti narrativi mi hanno fatto storcere il naso. Giancarlo parla agli studenti di allora come se fossero quelli di oggi, intendo dire la figura che è oggi. E dubito che allora il suo spessore umano fosse stato riconosciuto. Per dare un esempio di ciò che ho trovato eccessivo nella rappresentazione di Risi, e per darne un altro, il Giancarlo che abbozza un sorriso di autocommiserazione alla vista dei suoi killer.
In più questa forte dimensione romantica-personale con cui Giancarlo viene descritto, dove inizia il "ricamo" della sceneggiatura e dove finisce il "fatto"? Qual è la percentuale di verità e finzione?
Ha 57 anni e ci ha fatto commuovere e ridere con film come "Genio ribelle", "Patch Adams", "L'Uomo Bicentenario" e "Al di là dei sogni". Il Premio Oscar Robin Williams sarà operato al cuore per la sostituzione della valvola aortica, l'attore è da qualche giorno in osservazione in un ospedale di Miami dopo aver accusato problemi respiratori.
Simpatica parentesi del sabato sera. In attesa della partita Juve-Napoli e del deserto annesso (non perchè avessi la minima idea di passare 90 minuti a guardarla) siamo andati a comprare un metro di pizza più gusti, nella piccola pizzeria vicino casa.
Al contrario della malinconia che ci suscitano queste due lettere accostate "E" "X" il film non è sugli amori finiti. La pellicola di Fausto Brizzi è tutt'altro. E' uscita nel periodo sdolcinato di San Valentino e infatti non è affatto male vista mano nella mano con la persona amata davanti al grande schermo del cine. Provare per credere.
film.
Dai pacchi al palcoscenico con la stessa capacità di coinvolgere gli spettatori. Flavio Insinna tolti i panni ecclesiastici ritorna al primo amore: il teatro, e presenta uno spettacolo non inedito "Senza Swing".
Il pubblico premia – il film è al secondo posto negli incassi Usa - e la critica demolisce. Un copione già visto. La pellicola in America è vietata ai minori di 13 anni non accompagnati e nel primo weekend di programmazione nelle sale ha incassato 3.896.159 euro. Il titolo italiano, come spesso succede, non traduce perfettamente il significato di “Seven Pounds” che sta per sette libbre e fa riferimento al pound of flesh (una libbra di carne umana) che “il mercante di Venezia” shakespeariano chiedeva ad Antonio per estinguere il suo debito.
“Seven Names. Seven Strangers. One secret” dietro questo trailer il candidato all’Oscar Will Smith è nei panni di Ben Thomas, un agente dell’IRS logorato dall’aver commesso un irreparabile errore: aver causato la morte di sette persone in un incidente stradale. Ben non riesce a darsi pace e schiacciato dai sensi di colpa inizia un cammino di redenzione nel quale cambierà la vita a sette persone. Per farlo però prima osserva le loro vite e valuta se le loro anime meritano di essere salvate. E qui si incastra il tassello romantico del film, entra in scena di Emily, una delle sette anime di cui il protagonista decide di prendersi cura, interpretata dalla bellissima attrice Rosario Dawson. La donna malata di cuore, sarà capace di donargli proprio quell’amore che lui pensava di aver perduto per sempre. Emily lo metterà di fronte ad un bivio: tornare a vivere o lasciar vivere.
Il regista Muccino parla di “una vicenda simbolica, cupa, estrema, sul potere salvifico dell’amore”, una storia dura da digerire e che una volta alzati dalla poltrona del cinema continua a scorrerti dentro. Il montaggio lascia molto spazio al non detto, al celato e la trama per metà del film rimane non chiara. Ma proprio tutta questa suspance lascia gli spettatori incollati allo schermo per tutta la durata del film.
Per quanto riguarda Will Smith, l’interprete dopo la redenzione economica del broker Chris Gardner, che intendeva la felicità come ricchezza in La ricerca della felicità, indossa i panni di questo Ben Thomas che stavolta è alla ricerca di redenzione spirituale che metta a tacere il dolore provocato e il rimorso. Negli occhi scuri di Smith durante i 125 minuti del film passano tante sfumature di emozioni, dall’angoscia alla commozione: “in sette giorni Dio creò il mondo, in sette secondi io ho distrutto il mio”. Insomma una nuova ricerca per l’ex Principe di Bel Air che parla del film come “un’opportunità di raccontare una storia sul fondamentale tema umano che continua ad affascinarmi: come riescono le persone a superare dei grandi traumi? Come fare ad andare avanti quando tutto va storto? In questo senso, Sette anime è una storia di redenzione, che ha anche un finale decisamente inaspettato”.
Un piccolo progetto intrapreso con amore in un pessimo momento per la terra in cui affondano le mie radici. E un anno dopo lo trovo segnalato sull'Unità. E' una soddisfazione personale voltarmi indietro e vedere quanta strada questo progetto partito dal nulla ha fatto, e spero che sia servito ad informare e mettere in comunicazione quanti, questa città vogliono guardarla rifiorire anche sotto il punto di vista ambientale.