Napoli. Una turista si fa scattare una foto, indossa un paio di pantaloncini corti, gli occhiali da sole, le scarpe comode e il suo sorriso più smagliante. La foto è di quelle da condividere sui social network o da incorniciare ed appendere alle pareti di casa. Sullo sfondo non il Maschio Angioino, non il Golfo con il suo profilo morbido, ma sacchetti della spazzatura. La foto la pubblica il Corrieredelmezzogiorno.it.
La turista è a via Toledo, dove Reginella con un vestito scollato e parlando francese incontra l'uomo che era innamorato di lei (a Tuledo gnorsì?).
Altri tempi, altre storie.
Rabbrividisco malgrado i 40°.
Questo è quello che i turisti trovano caratteristico in una città dove ogni pietra ha una storia? Quello che si portano via queste persone non è la Napoli dei vicoli e delle vedute mozzafiato, non è il calore di chi ti accompagna fin dove devi arrivare, non è la terra dove il dialetto è una lingua, ma è la città dai brulicanti sacchetti colorati della spazzatura?
Non ci sto a tutto questo.
giovedì 17 giugno 2010
mercoledì 16 giugno 2010
E questa è fatta
Guarda che è un lavoraccio.
Lo so.
Io sarei piacevolmente sorpreso se ce la facessi.
Va bene.
Prima fase conclusa. Ho compilato almeno sette moduli con nome cognome, data di nascita, luogo di nascita, matricola. Sette diverse volte. Hanno attestato in biblioteca che non ho libri custoditi indebitamente che appartengono alla facoltà, e questo mi è costato andare e venire 2 volte con una tempetatura media di 35-40 gradi rigorosamente con messi pubblici. A uno degli allegati ho applicato una marca da bollo e sullo stesso allegato ho trascritto come un amanuense tutti ma proprio tutti gli esami che ho fatto, la data, il voto in trentesimi (uno storico da stampare no?).
Evviva la sburocratizzazione, evviva le autocertificazioni. Devo far dei documenti per cose che in segreteria e in presidenza già sanno, anzi dovrebbero comunicarmi loro.
Una volta stappato lo spumante della gloria e indossata la corona d'alloro per la seconda volta, giuro che non voglio neanche più sentire nominare la facoltà. Voglio rimuovere, come per un trauma, anche dove si trova.
Lo so.
Io sarei piacevolmente sorpreso se ce la facessi.
Va bene.
Prima fase conclusa. Ho compilato almeno sette moduli con nome cognome, data di nascita, luogo di nascita, matricola. Sette diverse volte. Hanno attestato in biblioteca che non ho libri custoditi indebitamente che appartengono alla facoltà, e questo mi è costato andare e venire 2 volte con una tempetatura media di 35-40 gradi rigorosamente con messi pubblici. A uno degli allegati ho applicato una marca da bollo e sullo stesso allegato ho trascritto come un amanuense tutti ma proprio tutti gli esami che ho fatto, la data, il voto in trentesimi (uno storico da stampare no?).
Evviva la sburocratizzazione, evviva le autocertificazioni. Devo far dei documenti per cose che in segreteria e in presidenza già sanno, anzi dovrebbero comunicarmi loro.
Una volta stappato lo spumante della gloria e indossata la corona d'alloro per la seconda volta, giuro che non voglio neanche più sentire nominare la facoltà. Voglio rimuovere, come per un trauma, anche dove si trova.
martedì 8 giugno 2010
Ottobre

Mi sono ritrovata a fare troppi discorsi sul futuro in questi giorni, ho la testa confusa. Ho sentito di mutui, di prestiti. Ascoltato storie di "chi ha svoltato" e chi è stato licenziato. Diversi racconti lontani da me e qualcuno vicino al mio vivere.
Oggi si profila la possibilità di mettere un punto fermo nel mio di futuro.
Ottobre, ottobre è un bel mese per fare tante cose. Del resto io ad ottobre, ci sono nata.
L'unica cosa da fare adesso è darsi da fare.
Ottobre, sì.
mercoledì 26 maggio 2010
Ho 15 minuti prima che la batteria del pc si scarichi e mi lasci davanti al monitor spento. La mia di batteria è già bella e scarica da un pò. E' stata una giornata impegnativa mentalmente. Domani promette lo stesso copione.
Però sto leggendo un libro bellissimo, che mi sta facendo riflettere e pensare. Il corpo delle donne, il libro che prosegue l'opera del documentario e del blog di Lorella Zanardo. Come la tv italiana sta svilendo la donna attraverso l'ossessivo schiacciamento sul corpo e l'immagine, al punto che le donne stesse, noi stesse, ci guardiamo con (presunti) occhi maschili. Ci ritornerò.
Però sto leggendo un libro bellissimo, che mi sta facendo riflettere e pensare. Il corpo delle donne, il libro che prosegue l'opera del documentario e del blog di Lorella Zanardo. Come la tv italiana sta svilendo la donna attraverso l'ossessivo schiacciamento sul corpo e l'immagine, al punto che le donne stesse, noi stesse, ci guardiamo con (presunti) occhi maschili. Ci ritornerò.
martedì 25 maggio 2010
Cosa non voglio essere
Forse non ho un'idea precisa di chi voglio diventare, ma so cosa non voglio essere.Voglio un vestito a pois portato con leggerezza anche senza volant. Preferisco i miei dittonghi chiusi alle "o" e alle "e" aperte alla milanese. Non voglio le rughe sul labbro superiore, quelle del disappunto. Voglio quelle ai lati della bocca dei sorrisi fatti alla gente in tram e delle risate sugli aneddoti buffi. Voglio rispondere al telefono "ehi" e non "sei già in riunione? ascolta".
lunedì 24 maggio 2010
Let me go home
Ore 21.05, Michael Blublè inizia a cantare la prima traccia dell'album Crazy Love, al Forum di Assago di Milano. Sold out da settimane per questa data, il Forum è pieno e facciamo in tempo ad entrare e trovarci un posto ad hoc.
Michael è simpatico, carismatico. Scherza sul suo essere "engaged", ringrazia di aver pagato un biglietto "di questi tempi". Umile, parla di Michael Jackson come il "numero uno" e poi canta un pezzetto di canzone ballandolo.
Si vede che tutto è costruito nei minimi dettagli. Immagini che dietro ci sia uno studio maniacale di tutto ciò che vedi. Dall'orchestra al palco c'è un scivolo su cui lui passa e balla, l'asta del microfono va giù con un colpo di punta, il filo del microfono viene avvolto con gesti studiati. Le luci, le immagini sono perfettamente sincronizzate. Eppure nonostante tutto questo studio invece di diventare asettico, lo spettacolo piace e anche molto.
Canzoni piacevoli anche se non le conosci, perfette da ascoltare mano nella mano, con te.
Fine spettacolo, un sipario bianco cala sul palco, occhio di bue su Michael in completo nero: canta a cappella senza microfono. Il Forum di Assago sizittisce di colpo in estasi. Una signora alle mie spalle fa: "voce!". E' stata una giornata troppo bella anche per girarmi e farle un'occhiataccia.
venerdì 21 maggio 2010
Il mezzo secolo va portato su spalle larghe e animo fanciullino: Auguri papà!
lunedì 17 maggio 2010
Trottola
martedì 11 maggio 2010
Nero Napoletano, Napoli tratteggiata noir
Quest'anno il tema del Comicon, il Salone Internazionale del fumetto, è stato il nero. E da questo colore è nato il progetto Nero Napoletano. Un fumetto noir al quale hanno collaborato circa sessanta professionisti campani della Nona Arte, edito dal Corriere del Mezzogiorno.Non sono un'appassionata di fumetti, ma questo volume così curato e così particolare mi ha colpito.
Sono 50 episodi, due fogli A4 a disposizione per ciascun frammento della storia che si snoda fra gli avvertimenti del Vesuvio e la criminalità organizzata. E ognuno il suo stile, il suo tratto, il suo particolare modo di dosare parole e sfumature.
La Napoli che viene tratteggiata è tutta luci ed ombre, metaforicamente racchiusa nell'episodio "La quiete prima della tempesta" di Claudio Falco e Margherita Tramutoli. Fra i disegni si scoprono scorci della città: Spaccanapoli, Piazza Mercato, i percorsi sul Vesuvio, l'Osservatorio, il Centro Direzionale.
Di Napoli, si ritrovano i panni stesi, il sangue, le urla, la miseria, e la bellezza. Ci sono i personaggi ideal tipici: il commissario, il camorrista, la madre forte, il tossicodipendente. Quello che racconta più delle parole è il taglio su di un particolare del volto, un tratto marcato del disegno. E la città che non fa da sfondo ma anche da filtro e da cornice allo stesso tempo, di tutto questo.
Belli gli episodi: "Furia divina" e "Segnali di guerra".
Più leggeri ma altrettanto degni di nota: "La mossa del cavallo" e "Una gita movimentata".
Avete tempo fino al 24 maggio per acquistarlo insieme al Corriere della Sera - Corriere del Mezzogiorno, a 6,80 euro+ il prezzo del quotidiano.
Altre informazioni qui. I dettagli e alcune tavole qui.
sabato 10 aprile 2010
Al Circo
Non andavo al circo da 22 anni. Ne ho 26.
I miei cugini più piccoli volevano andarci e a quei faccini mia madre ed io non abbiamo saputo dire di no.
Siamo arrivati con largo - troppo - anticipo e c'era una tigre chiusa in un recinto, esposta per attirare la curiosità di grandi e piccini. Era rivolta al capannone, dava le spalle ai curiosi e si leccava la zampa.
Dentro un odore di pop corn, sterco e sudore, sotto un tendone rosso. I bimbi stavano attenti a scovare per primi un elefante o un cavallo, i grandi a non farli cadere fra i gradini dei seggiolini pericolanti. Dopo molto lo spettacolo è iniziato, son volati coltelli e torce infuocate. Due donne e quattro uomini. Un one man show che faceva dal presentatore a lanciatore di coltelli, dal domatore di bestie feroci al trapezzista. E una one woman show che ha: scattato le foto ricordo, presentato quanto non lo faceva l'altro, domato e mostrato i serpenti al pubblico.
La seconda attrazione ad entrare sul palco tondo sono stati i cavalli. Bianchi e snelli, maestosi e tristi. Gli occhi vacui rivolti a terra giravano in tondo sotto la minaccia del frustino del one man show. Chissà quante ne hanno prese di frustate quei cavalli. A fare eco ai miei pensieri, Peppe 8 anni, mi chiede: "ma poi i cavalli dopo tornano liberi?". La risposta è no. E la verità è che il circo mi fa orrore, come lo zoo. Che gli occhi di quegli animali esotici, pericolosi, in via d'estinzione o no mi fanno male e al circo non mi va di andarci più. Neanche fra altri venti anni.
Il Circo porta scarrozza in giro tanta tristezza, tutta quella che il capannone può contenere e gli occhi di quegli animali amplificare.
I miei cugini più piccoli volevano andarci e a quei faccini mia madre ed io non abbiamo saputo dire di no.
Siamo arrivati con largo - troppo - anticipo e c'era una tigre chiusa in un recinto, esposta per attirare la curiosità di grandi e piccini. Era rivolta al capannone, dava le spalle ai curiosi e si leccava la zampa.
Dentro un odore di pop corn, sterco e sudore, sotto un tendone rosso. I bimbi stavano attenti a scovare per primi un elefante o un cavallo, i grandi a non farli cadere fra i gradini dei seggiolini pericolanti. Dopo molto lo spettacolo è iniziato, son volati coltelli e torce infuocate. Due donne e quattro uomini. Un one man show che faceva dal presentatore a lanciatore di coltelli, dal domatore di bestie feroci al trapezzista. E una one woman show che ha: scattato le foto ricordo, presentato quanto non lo faceva l'altro, domato e mostrato i serpenti al pubblico.
La seconda attrazione ad entrare sul palco tondo sono stati i cavalli. Bianchi e snelli, maestosi e tristi. Gli occhi vacui rivolti a terra giravano in tondo sotto la minaccia del frustino del one man show. Chissà quante ne hanno prese di frustate quei cavalli. A fare eco ai miei pensieri, Peppe 8 anni, mi chiede: "ma poi i cavalli dopo tornano liberi?". La risposta è no. E la verità è che il circo mi fa orrore, come lo zoo. Che gli occhi di quegli animali esotici, pericolosi, in via d'estinzione o no mi fanno male e al circo non mi va di andarci più. Neanche fra altri venti anni.
Il Circo porta scarrozza in giro tanta tristezza, tutta quella che il capannone può contenere e gli occhi di quegli animali amplificare.
venerdì 2 aprile 2010
Meno diritti più botulino
A (s)parlare della RU486 e dell'aborto ci sono solo uomini, dal Papa all'ultimo ignorante contadinotto leghista. Le donne dove son finite? li facciamo ragionare un attimo?
Comincio a pensare che sia cambiato lo spessore umano del genere femminile. Dateci meno diritti ma più bisturi e botulino, sembra essere lo slogan. Le nostre mamme, le nostre nonne, hanno combattuto e ottenuto diritti sui quali ora si discute per fare un passo indietro. E non abbiamo un ministro delle pari opportunità che salti dalla sedia ma che canta "A' città e pullecenella" sculettando.Ed è una cosa immensamente grave!
Per il nostro presente ma soprattutto per il futuro.
giovedì 25 marzo 2010
Auguri Mina
Inimitabile. E' stata lei la prima a far capire a questa Italia bigotta che le donne possono essere anche qualcosa di diverso dagli angeli del focolare.
Ha dettato le regole in fatto di musica, costume, società. All'apice del suo successo si è eclissata e ha creato il mito. Ancora adesso a settanta anni diverse generazioni la conoscono e l'apprezzano, perchè si cimenta con i pezzi di Alex Britti e duetta con gli Afterhours.
Ironica come solo le donne estremamente intelligenti possono essere, simpatica, affascinante, unica. Grazie Mina!
Ha dettato le regole in fatto di musica, costume, società. All'apice del suo successo si è eclissata e ha creato il mito. Ancora adesso a settanta anni diverse generazioni la conoscono e l'apprezzano, perchè si cimenta con i pezzi di Alex Britti e duetta con gli Afterhours.
Ironica come solo le donne estremamente intelligenti possono essere, simpatica, affascinante, unica. Grazie Mina!
martedì 23 marzo 2010
Il paradosso della settimana è:
se la figura del "ciuccio" e quella del "padrone" si manifestano nella stessa persona, il lavoro è ancora più difficile da fare.
se la figura del "ciuccio" e quella del "padrone" si manifestano nella stessa persona, il lavoro è ancora più difficile da fare.
lunedì 1 febbraio 2010
sabato 23 gennaio 2010
Calvi Risorta: Presentazione Star Trash
Nella “Piccola Libreria 80mq” in provincia di Caserta, domani, domenica 24 gennaio, ci sarà l’occasione di discutere dell’“emergenza rifiuti in Campania”, recentemente dichiarata finita. Il punto di partenza sarà il libro di Sbadituf: “Star Trash - Sacchetti in mondovisione” (Lavieri Edizione). Le tavole di Simona Bassano di Tufillo saranno esposte e la vignettista “armata” di cartoncini e pennarelli ne creerà delle altre al momento.“Star Trash” è una raccolta di tavole satiriche sulla disinformazione in tema ambientale. Alla presentazione interverranno lo scrittore Marco Palasciano, l’autore della postfazione, “Il cielo stellato ncopp' 'a munnezza” del libro di Sbadituf che leggerà il suo saggio-racconto “I boschi ombrosi e l'arte dell'oblio”, io come curatrice del sito di informazione EcoNote.it, e Vincenzo Cenname, sindaco di Camigliano, comune virtuoso in fatto di smaltimento dei rifiuti.
Che riguarda?
Attualità. Campania,
Eventi.,
Notecologiche.
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