giovedì 31 gennaio 2008

La spinta del Quirinale

Una chiara fotografia di quello che in questo momento si trova davanti il nostro paese l'ha fatta Giannini in un lungo editoriale su Repubblica.
Ne riporto le parti salienti.

La Repubblica italiana è nelle mani di un presidente saggio, competente ed esperto. Nelle parole pronunciate da Carlo Azeglio Ciampi due giorni fa al Quirinale c'era un giudizio, ma anche una profezia. Giorgio Napolitano l'ha inverata nel migliore dei modi. La soluzione scelta dal capo dello Stato per tentare di uscire da una crisi inedita e insidiosa è un capolavoro di equilibrio istituzionale e di buonsenso politico. L'"incarico finalizzato" a Franco Marini era scontato. Ma il presidente l'ha "vestito" di una solennità formale e di una utilità sostanziale che nessun partito può banalmente negare, e che ciascun cittadino può facilmente comprendere.

Intendiamoci: la missione affidata alla seconda carica dello Stato resta difficile [...]
Ma Marini ha il dovere di provare. E Napolitano ha avuto l'intelligenza di fornirgli una copertura, e il coraggio di indicargli un percorso.

[...]Il presidente del Senato è quasi una diretta emanazione del presidente della Repubblica, di fronte al Parlamento e di fronte al Paese. Dire no a Marini, nella situazione data, equivale a dire no a Napolitano. Questo conferisce all'incaricato tutta la forza dell'istituzione repubblicana. Non è affatto sicuro che basti, vista la linea frontista ormai assunta dalla Casa delle Libertà. Ma ancorché insufficiente, è una condizione necessaria almeno per avviare l'esplorazione.

[...]Prima della crisi del secondo governo Prodi, in Parlamento si erano aperti spiragli di dialogo tra le forze politiche per correggere quella scellerata legge elettorale. Dunque, prima di sciogliere le Camere e di rimandare gli italiani alle urne, la cosa più logica e giusta è verificare se non sia possibile provare a ricucire il filo spezzato del dialogo tra i poli. In Parlamento giace un "semi-lavorato", la prima bozza Bianco, sul quale era stata raggiunta una discreta convergenza trasversale. Tocca a Marini accertare se ci siano margini per ripartire da lì. Nessuno si fa illusioni.

Meno che mai lo stesso Napolitano, che non a caso sottolinea la dichiarata "indisponibilità" della Cdl a contemplare qualunque altra ipotesi diversa dalle elezioni anticipate. Ma con Berlusconi e i suoi alleati il presidente si toglie due sassolini, che pesano come due macigni. Il primo: lo scioglimento delle Camere non è una scelta ordinaria da assumere a cuor leggero, ma è l'atto straordinario e "più grave" che la Costituzione gli assegna, a maggior ragione se questa decisione avvenisse solo "a meno di due anni dalle ultime elezioni". Il secondo: il Quirinale rispetta tutte le posizioni, ma esige un analogo rispetto per le sue determinazioni, che nessuno è dunque autorizzato a liquidare come "dilatorie". Meno che mai la gioiosa macchina da guerra del Cavaliere, già lanciata in campagna elettorale.

[...]Sulla legge elettorale esiste una richiesta di referendum già "dichiarata ammissibile dalla Corte costituzionale". Anche in questo caso la "casta", per puro istinto di autoconservazione, non può ignorare le sane istanze di democrazia diretta che arrivano dall'opinione pubblica. Chi si assume la responsabilità di non tener conto di questa richiesta, riaprendo le urne con l'esecrato "porcellum"?

Per tutti questi motivi, un governo Marini creato con l'unico scopo di varare una riforma verrebbe incontro a un oggettivo interesse del Paese, e non a un soggettivo bisogno del centrosinistra. [...]

Ma come ha spiegato Walter Veltroni, tra un governo di legislatura e lo scioglimento immediato delle Camere con il voto in aprile c'è una possibile alternativa "minima": coronando con un successo il tentativo Marini, e correggendo subito la legge elettorale, si potrebbe portare il Paese alle urne a giugno. La differenza sarebbe solo di due mesi, non di due anni.

Questi argomenti, purtroppo, non sembrano sufficienti a convincere Berlusconi. Il Cavaliere, grande semplificatore e grande populista, non ha voglia di sciogliere i nodi con la fatica del confronto, che Norberto Bobbio considerava il dovere della democrazia. Lui i nodi preferisce tagliarli con la spada, magari attraverso il lavacro di un bagno di popolo..

L'incapacità di spostare la propria percezione del tempo nel futuro, ma di esaurire tutto nell'ebbrezza panica del presente, del qui e ora, del tutto e subito. Per questo, molto probabilmente, Marini fallirà, e gli italiani torneranno molto presto alle urne. La soluzione più semplice per la destra. Ma anche la meno utile per il Paese.

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