sabato 5 aprile 2008

Aspettando il voto

Ero piccina e a votare si andava in bici, lì sì che si poteva.
Tutto il vicinato allegramente al seggio, e il seggio come un luogo religioso da rispettare.
Seppure dotato di scatoli di cartone e matite il significato di quel gesto di mamma e papà era profondamente importante.

Sono passati gli anni, ho cominciato a razionalizzare questa mia ammirazione per la politica, a capirci qualcosa in più. Ho cambiato città nel frattempo.

C'è stato un tempo - quello del proporzionale - in cui a casa mia ci si rallegrava in percentuali di crescita infinitamente piccole. Mi ricordo l'attesa di quei risultati di sera, la tv accesa.

Sono arrivati poi una sfilza di referendum falliti perchè pochi, troppo pochi, italiani erano andati a fare questa gita al seggio. E come un ciclone di disgusto è arrivata Tangentopoli.

Il sistema politico si è polarizzato sempre di più. Le coalizioni e i partitini si mettevano d'accordo prima delle elezioni, e meno male, dopo erano litigi comunque. Al cospetto di un panettone o di una colomba cadevano i governi: 6 mesi, un anno, qualcuno è arrivato addirittura a concludere una legislatura intera. Uno per la precisione. Lui, l'uomo nuovo, il self-made-man. Direttamente dalle navi da crociera alla presidenza del consiglio attraverso sondaggi e marketing.

Montanelli diceva che abbiamo bisogno di un vaccino anti-berlusconi. Dobbiamo provarlo dappertutto, dal Parlamento alla Presidenza della Repubblica per sviluppare un antidoto.

Manca una settimana alle elezioni, e una domanda mi assilla.
Gli Italiani ne hanno avuto abbastanza?


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