giovedì 24 luglio 2008

Oriana Fallaci e Un cappello pieno di ciliegie

Oriana Fallaci è stata una grande scrittrice. Di lei si parla nei più quotati manuali di giornalismo (Murialdi e Papuzzi per citarne due su tutti) come esempio della scrittura soggettiva. Ha commosso con Lettera ad un bambino mai nato, fatto arrabbiare i lettori della sua stessa rabbia dopo l'11 settembre, vivisezionato i grandi della terra che ha intervistato, fatto vivere a chi restava a casa le guerre del mondo che ha vissuto sulla sua pelle.
Poi un cancro l'ha consumata fino a che non si è spenta nella sua Firenze nel 2006. Le ultime invettive sono state dure e forti, di una donna che non si è mai arresa.

Adesso viene pubblicato postumo un romanzo in cui la storia si intreccia con la sua famiglia, Un cappello pieno di ciliege. Il romanzo aveva subito un brusco stop dopo l'attentato dell'11 settembre: «Superato il trauma mi dissi: devo dimenticare ciò che è successo e succede. Devo occuparmi di lui e basta. Sennò lo abortisco. Così stringendo i denti, sedetti alla scrivania. Ripresi in mano la pagina del giorno prima, cercai di riportare la mente ai miei personaggi. Creature di un mondo lontano, di un’epoca in cui gli aerei e i grattacieli non esistevan davvero. Ma durò poco. Il puzzo della morte entrava dalle finestre».
Adesso che viene pubblicato, non possiamo fare a meno di attenderlo con ansia, per leggere ancora la magia della scrittura di Oriana e immaginare ancora i suoi occhi resi duri dall'eye liner sui fogli del manoscritto.


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