venerdì 26 dicembre 2008

Jan Fabre a Piazza del Plebiscito


Da quattordici anni si ripete un rito nella città di Napoli, le vie del centro di addobbano a festa e Piazza del Plebiscito diventa museo di Arte Contemporanea per installazioni discusse e non comprese dalla maggior parte della popolazione. E' stato così per la montagna di sale con i cavalli, per i teschi appiccicati al pavimento e per le altre opere esposte.

C'è da dire che il Comune di Napoli e i suoi/nostri rappresentanti a tutti i livelli non brillano per capacità (comunicative) e quindi le installazioni non sono considerate opere per dare lustro a una delle capitali dell'Arte Contemporanea, ma solo soldi buttati per obbrobbri nel cuore della città.
Quest'anno tocca al belga
Jan Fabre in mostra dal 20 dicembre al 18 gennaio con 5 delle sue più famose sculture in bronzo: L’Homme qui donne du feu (1999), L’Homme qui mèsure les nuages (1998), L’Homme qui pleure et rit (2005), L’Astronaute qui dirige la mer (2006), L’Homme qui écrit sûr l’eau (2006) sono collocate nell’emiciclo della piazza, coinvolgendo uno dei terrazzi di Palazzo Reale ed il colonnato della chiesa di San Francesco di Paola.

Ma chi è Jan Fabre?
Nipote dell’entomologo Jean-Henri Fabre, è nato ad Anversa nel 1958 e debuttò nel 1976 come artista di performance. Nei primi anni Ottanta iniziò a realizzare spettacoli teatrali, balletti e opere, incentrando la propria poetica su temi come la vita, la morte, il caso, il sogno e il corpo umano. Quest’ultimo inteso come centro vitale della realtà fisica e psichica, della vita biologica e del pensiero, soggetti entrambi a una continua metamorfosi.
Una bella raccolta di immagini di Piazza del Plebiscito con le opere dell'artista la trovate su Napoli Blogolandia. Il bello di un'installazione del genere è che le opere d'arte non sono nei musei conservate in teche polverose, ma vicine e nei luoghi cari. E dopo Piazza del Plebiscito vi consiglio il Madre e il Pan, due meravigliosi musei di Arte Contemporanea, nella nostra città. Chissà che non impariamo ad apprezzarla di più.

Per approfondire:
La Fotogallery e Laura Larcan per Repubblica.it

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