sabato 17 luglio 2010

Polvere e carta


Carta di tutti i tipi. Biglietti del cinema di come non se ne usano più, scontrini su cui oramai non leggi più cosa hai comprato, biglietti dell'autobus che costavano ancora 0.77 centesimi. Il primo giorno delle superiori, il primo giorno dell'Università, la Licenza media presa nel '97-'98, il primo esame: 9 ore d'attesa. E poi lettere, tanto inchiostro a ricoprire fogli letti più di una volta, spiegazzati e colorati, sui quali adesso - passati 5,6,7 o 10 anni - cerchi di scorgere gli elementi giusti a farti venire in mente cosa succedeva allora. Chi eri, cosa facevi, cosa ti aspettavi dagli anni che sarebbero venuti e se poi questi anni hanno veramente portato tutto ciò che ti aspettavi.
E allora polvere, carta e qualche lacrima, per i biglietti di mamma "Buon pranzo". E anche qualche smorfia a pensare che nell'età dell'incoscienza stavi con uno che scriveva "stra ordinario" e "inpazzire". Mi chiedo se poi sia andato avanti e mi interrogo sulla provvidenza del mio giudizio successivo. E ancora fiori secchi schiacciati, cuori di plastica sgonfiati. Parole su parole che il tempo non svuota di significato anche se se le è portate via.
Cuori, nastri e malinconia in una scatola verde lunga che stava sull'armadio coperta di polvere, fino ad oggi.
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