domenica 5 dicembre 2010

Novembre


Non ho buona memoria. Non l'ho mai avuta. Mi affido da sempre agli scatti o agli appunti di ogni tipo per fermare i momenti. Specialmente ora che tutto mi sembra essere fagocitato e portato via lontano velocissimamente. E' un bel pò che è così. Forse perchè succedono veramente tantissime cose in questo impercettibile e inesorabile percorso di cambiamento.

E vorrei portare con me il più a lungo possibile le facce delle tante persone viste in questi giorni. Piacere, nome. Sorriso. Un'altra persona da scoprire, un altro mondo su cui affacciarsi. Incontri improbabili, convegni, pranzi e cene in posti ogni volta diversi. Autobus: 47, 74, 325, 90, 91. Taxi e linee della metropolitana in costruzione. Tram antichi su cui trovi ancora la targhetta "vietato sputare".

Erano anni che non vedevo fioccare. La neve che piano piano copre tutto indiscriminatamente e puoi stare a guardarla per ore come con le luci a intermittenza dell'albero di Natale.
Vivido è il freddo delle passeggiate, quello che quando parli ti fa fare la nuvoletta come fossi un fumetto. Il caldo delle case nuove dove non sei mai stata e dei negozi dove entri e non compri nulla. Una città patinata che corre, corre, corre e si ferma solo per gli aperitivi.
La Bocconi. Un palazzo d'arte contemporanea dove devi scoprire anche com'è fatto il bagno.
IlSole24Ore, anche solo per consegnare il bigliettino da visita e cercare di vincere una stampante.
Lo Urban Center, per ascoltare in un solo giorno conferenze in francese e inglese.
I manicaretti di mia cognata e la sua casa deliziosa che vale una trasferta. La zia Annamaria che perde il gatto e poi lo ritrova. La casa nuova degli amici che si sposano. Le porte lilla davanti a cui pranza un insolito e piacevole quartetto. Stereotipi e pregiudizi che vengono smontati e rimontati come i trasformers con cui giocava mio fratello da piccolo. Lacrimucce ad ogni piccolo cane che passa e assomiglia vagamente - i cani sono simili, come tutte le razze di scimpanzè, del resto - per la prima settimana lontana dal mio sacco di pulci. Lacrimucce quando mio fratello mi dedica Armstrong.

Cadere e rialzarsi. Discutere e sussurrare. IC che ti lasciano il tempo di guardare nelle case e ES che ti fanno intuire città. Aprire la pancia delle orate per la prima volta e cimentarsi in cucina sotto consiglio di mamma. Instaurare legami e amicizie nuove, rivedere pezzi del passato, tagliare qualche ramo secco. Tutte le opzioni sociali.
Triplicate le telefonate e gli sms. Sfogliare quotidiani, ricevere proposte, fare domande, tacere in alcuni momenti.
No, non c'entra tutto quello che ho vissuto in una valigia. Allargo casa, amplio il mio "essere di" e metto le tende anche in un altro posto nel mondo.
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