giovedì 29 settembre 2011

Torno a casa, vado a casa

C'è calma e silenzio. Solo il tic tic dei tasti sottili sotto il peso delle dita per esprimere pensieri.
Pensavo alla relatività del concetto di "casa". Mi capita qualche volta quando racconto un aneddoto di ingarbugliarmi fra "casa" e "casa".
Qui sento dire "a casa dei miei" ma a me non viene spontaneo, che significa a-casa-dei-miei e poi cos'è questo mièi un pò buttato lì.
Io è lì che sono cresciuta, è lì che ho un bagaglio pieno e stracolmo di ricordi, vuol dire che non è casa mia? non più?
Le prime settimane a Milano per me "casa" era solo la casa di Napoli, con mia mamma, mio padre, mio fratello e il mio cane. Non esistevano altre case, io stavo poggiata in questa nuova città come una bambola sopra una soffice coperta. Ci affondavo giusto l'indispensabile ma non mi rilassavo mai.
Poi ho iniziato spegnere il pc del lavoro pensando di tornare a casa. Infilare le chiavi nel portone, salutare la portiera, imparare a riconoscere i rumori dei vicini e familiarizzare con l'odore di pane del cortile. E piano piano è diventata casa-a-milano.
Torno a casa, vado a casa. Una sola parola, due sole sillabe e molte più sfumature.
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