lunedì 4 giugno 2012

18 anni senza Massimo Troisi

Massimo Troisi non è mai morto. Rivedo lui, la sua simpatica amarezza, nei gesti (è il caso di dire proprio "gesti") e nelle parole di tutti i napoletani. I suoi film sono ancora tremendamente attuali e non è rado che spezzoni di interviste e riflessioni riprese dalla tv di un tempo vengano riproposte oggi, per dare una prospettiva, una chiave di lettura a quel che accade nel 2012.
Aveva poco più di 40 anni quando se ne è andato a causa di una malformazione cardiaca, il suo "testamento" è stato il film "Il postino" finito proprio poche ore prima che il suo cuore stanco lo abbandonasse. Non si può non rivedere quel fim e riconoscere nel suo viso scavato la sofferenza, e chiedersi: "perché non l'avete salvato? perché non avete fatto qualcosa?".
Massimo, lo chiamo così come un amico, appartiene a quella Napoli di cui sono fiera e orgogliosa. Quella Napoli malinconica che sa sempre trovare un modo di sorridere. Che è consapevole dei suoi guai ma non si prende troppo sul serio. Quella è la città di cui rivendico l'appartenenza tutti i giorni, una ricchezza immensa.



[Aggiornamento del 6 giugno 2012]

Ieri sera (5 giugno) è andato in onda uno speciale su Massimo Troisi dall'Auditorium Rai di Napoli (lo stesso di Lezioni di storia insomma). Per ricordarlo, per celebrarlo. A presentarlo l'amico di Massimo, Enzo Decaro che con lui e Lello Arena formava il terzetto de La smorfia. Sono intervenuti in molti: Massimo Ranieri, Alessandro Siani, Serena Autieri, Renato Scarpa, James Senese, Mariagrazia Cucinotta. Alcuni lo hanno fatto con un video, molti con una canzone, qualcuno con un testo di Massimo Troisi o un pensiero scritto per ricordarlo. Ho aspettato questa serata perchè ritengo giusto che di Troisi venga ravvivato il ricordo. Vorrei vedere più spesso i suoi film in onda, nei palinsesti della tv generalista e non.


[Aggiornamento del 7 giugno]

Eccolo puntuale Aldo Grasso sulla "serata Troisi". Lo aspettavo e già mentre guardavo la tv avevo una mezza idea di quello che ne avrebbe scritto. Nell'articolo la definisce "un'occasione persa" e sono d'accordo con lui sul fatto che per omaggiare Troisi (e qualsiasi altro artista) sarebbe meglio vedere le sue opere per intero o in ampi spezzoni. Lui lo ha definito uno spettacolo triste. Ha un po' ragione e un po' no, a parer mio. Non sono entusiasta del tributo - tardivo peraltro - a Massimo, ma è stato un modo per ricordarlo. E mi piace vederlo così seppur nei suoi eccessi. Mi piace anche pensare che in tanti avessimo nostalgia di Troisi, tanto da far registrare allo "spettacolo triste" il 14% di share. 
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