giovedì 20 giugno 2013

America 2013 #3 Che giorno è? Il tempo di vivere NY



Sera o notte di chissà quale giorno, il freddo dell’aereo e i troppi ebrei ortodossi con le loro pettinature particolari mi hanno ipnotizzato e non so più che giorno è quando arriviamo al JFK. Però il poliziotto di colore è all’inizio del suo turno, fresco come una rosa e con il più classico abbinamento panza e caffè lungo americano. Chiede cosa ci facciamo in America e quanto restiamo. Vacation è la risposta, questa la so.
In un suv verso Manhattan, la strada è tutto un insieme stromboscopico di luci che si muovono insieme al mio mal di testa. E New York riesce ad essere affascinante anche così. Eccola, cazzo. Il Gracie Inn è un B&B semplice, il grande orologio in camera segna le 22.00, in realtà sono le 5.00 del mattino per me. Crollo, riapro gli occhi che sono le 7.00, in the morning. Sempre per il grande orologio nella piccola stanza e non per me. Penso che è come quando il sabato degli anni universitari andavo a ballare, tornavo alle 6.00 del mattino e mi alzavo alle 13.00 per il pranzo. E ad accogliermi c’era la frase: “faje mezzanotte, mezzogiorno”. Il secondo pensiero è quello di mettermi qualcosa addosso e percorrere le strade di NY, scoprirla, conoscerla. Sono elettrizzata. 



Piccole aiuole curatissime presentano palazzi signorili e altissimi con uno o più portieri in divisa e sorriso d’ordinanza. Le persone camminano spedite e sicure, senza nevrosi. È una bella giornata di sole ma soffia il vento e porta con sé un bel profumo di fiori. Fiori che non conosco, sono rosa come quelli di pesco. Sono pieni, folti e profumati.  È l’ora di fare una Metrocard, la strisceremo per poter prendere l’autobus o la metro e andare da Uppertown a Downtown, da est a ovest di Manhattan. Quella che sulla cartina sembra un’appendice ritagliata da quadratini perfettamente allineati - le street e le avenue, in realtà è una superficie molto ampia. 



In tanti fanno jogging ai bordi del fiume Hudson e la primavera con tutti questi colori mi fa venire in mente che è il momento di prendere la mia reflex. Per l’occasione ho comprato una memoria aggiuntiva di 32Mb (!) e ho ripulito la vecchia da 16. Tanto spazio a disposizione e batteria full. Tolgo il tappo, accendo i motori e provo un primo scatto. Niente. La macchina non risponde. Riprovo, riprovo ancora. Faccio un tentativo con l’autoscatto, 10 secondi lunghissimi poi la macchina scatta, la sento finalmente. Ma mi vedevo tutta la vacanza a fare scatti preventivati 10 secondi prima e senza il sapore dell’attimo fuggente. Accendo, spengo. Niente. Provo così senza molte speranze a spegnere e reinserire dopo averle torte sia la batteria che la memoria. Nel frattempo accanto a me sfilano fiori bellissimi, battelli sul fiume che non posso fotografare, catturare. Non nutro molte speranze sulla ripresa della mia macchina. Invece riparte. Il primo scatto è dedicato alla panchina dove si è consumato il mio piccolo dramma e si è per fortuna anche risolto.
Ora sì che possiamo iniziare.
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